venerdì 10 aprile 2020

Kali-Yuga e Shiva Nataraja

Kali-Yuga : il quarto Yuga o epoca del mondo. I saggi indiani considerano la nostra era come la peggiore dell'intero ciclo della storia dell'universo. Il Kali-Yuga è l'era oscura, l'età del ferro, dove dominano il crimine, la mendacità, il vizio, e non si trovano la verità e la compassione.


Nataraja : epiteto di Shiva in quanto re dei danzatori. Nataraja viene rappresentato mentre danza con un piede alzato, che simbolizza la condizione sovra terrena, e l'altro piede che schiaccia il demone Mujalaka, simbolo di ignoranza e attaccamento alle cose terrene. La danza è essa stessa un atto di creazione. Roteando nella danza, Shiva mantiene nelle loro orbite tutte le stelle e i pianeti. Infine, la danza cosmica rappresenta anche la distruzione dell'universo: al termine del Kali-Yuga, il dio, con una danza funebre, riassorbe tutte le energie dell'universo, prodotte attraverso la creazione.


Tandava : i passi della danza Natya, con la quale Shiva Nataraja distrugge il male e l'universo. Il termine deriva dal rishi Tandu, il primo divulgatore della dottrina shivaita.



Lord Shiva as Pashupati - About Pashupati form of Shiva | Hindu Blog
Shiva : il Fausto, il Propizio, il Dispensatore di grazia. L'aspetto distruttore e rigeneratore del Brahman, o meglio, è l'aspetto benefico della divinità adorata dagli shivaiti mentre l'aspetto terribile è rappresentato da Rudra. L'aspetto negativo e quello positivo caratterizzano da sempre la figura di Shiva: la sua forma più antica viene riconosciuta in Pasupati, divinità degli animali selvaggi.







Tra i 1008 nomi di Shiva, i più invocati sono quelli di Mahakala (il gran signore del tempo), Mahadeva (il grande dio), Ugra (il possente), Bhairava (il terrore), Nataraja (il dio della danza). Shiva èspesso rappresentato dal Linga. La sua forza creatrice, viene rappresentata, ltre che dal linga e da Nataraja, dal suo toro bianco Nandi, simbolo di fecondità. Il dualismo positivo-negativo, benefico-terribile è quindi ben rappresentato da Shiva.


Ishvara viene riferito a Shiva e vuol dire "Colui che possiede la pienezza della Gloria Divina. Shiva, infatti, è la personificazione di Ananda, come appare dalla gioiosa danza Tandava, che intreccia sul palcoscenico del cosmo.

Shiva nella gola ha il mortale veleno Halahala, capace di togliere la vita in un attimo mentre sulla testa sorregge la fresca e riposante luna e le acque del sacro Gange che possono guarire tutte le malattie presenti e future. sulla fronte ha un occhio di fuoco e ai polsi, alle caviglie, sulle spalle e sul collo, dei cobra mortali che vivono del Suo respiro vivificante. Inoltre, Shiva vive nelle aree di sepoltura e di cremazione, cioè in quei luoghi che vengono chiamati i Terreni di Rudra, dal momento che Rudra (il Terrifico) è un altro nome di Shiva. Questa consuetudine non deve però spaventare: quei luoghi sono in realtà di buon auspicio, perché tutti dovranno terminare lì la loro esistenza. Quindi il significato di tale insegnamento è che la morte non può essere evitata o sfuggita ma va affrontata lievemente e con coraggio.


 Non lasciatevi ingannare da ciò che vedete:  quello che i vostri occhi non riescono a scorgere è molto più importante. L'uomo ha in sé sia la beatitudine sia i mezzi per scoprirla ma è ignaro delle proprie risorse. Affinché le sorgenti interiori dell'Amore e della Verità possano zampillare occorre rimuovere prima gran parte del desiderio di soddisfare i sensi.


Shiva Mantras - Lyrics in Sanskrit, English with Meaning For Success


Tratto da: 
Dizionario dell'Induismo
La disciplina spirituale : Sadhana, il sentiero interiore

martedì 24 settembre 2019

La Malattia di Vata - terza parte

La recita dei mantra genera un'immagine nella mente della persona: ripetendo il mantra Gayatri, il dottor Agate aveva creato nella propria coscienza l'immagine del sole. Il sole è un essere potente, nobile, che infonde salute e sconfigge le malattie e i suoi raggi scacciano la paura e la debolezza dal cuore: l'immagine del sole, insieme alle vibrazione dei mantra, ha trasmesso alla mente spesso incline alla negatività queste qualità positive. Il potere dell'immaginazione ed, in particolare, della visualizzazione è tale da trasformare ciò che si "vede" in realtà. Per questo va esercitato con estrema cautela. Ogni pensiero, infatti, influenza il corpo; nell'immaginazione, il fine non giustifica i mezzi, è il mezzo stesso. Visualizzare un comportamento violento, come quelle delle cellule del sistema immunitario che aggrediscono le cellule cancerose, rafforza la violenza della malattia; in fondo anche le cellule tumorali appartengono al corpo ed aggredirle significa aggredire l'organismo. E, poiché al mondo c'è già tanta violenza, dobbiamo visualizzare presenze benevole e costruttive e, con il loro aiuto, creare un'atmosfera di benevolenza nella nostra vita.
Va sottolineato con molta chiarezza che il mantra Gayatri non è una "cura contro il cancro", così come non lo sono le bhasma d'oro o d'argento, l'ashvagandha, l'amalaki o qualsiasi altra pianta o minerale. Il cancro è una malattia allopatica mentre vata-nelle-ossa-e-nel-midollo è una patologia ayurvedica. Vaidya Nanal afferma che non solo adegua la terapia ai singoli pazienti ma che sceglie anche i mantra a seconda del suo interlocutore: in altre parole, la cura nel suo complesso, va calibrata in base alle esigenze specifiche dell'ammalato da curare.
Il dottor Agate riprese a frequentare la facoltà di medicina ayurvedica nel luglio del 1988 e, a metà agosto, ricominciò ad insegnare. Continuò a sottoporsi a massaggi a base di olio e ad applicazioni di calore tre volte al giorno per un anno e mezzo, poi ridusse la frequenza ad una sola volta al giorno, perché il dolore era completamente scomparso. Pur lamentando ancora l'eruzione cutanea che era insorta poco dopo l'esordio della malattia ed altri sintomi minori, come il sanguinamento occasionale delle gengive e la tosse secca, nel complesso, a metà del 1991 il dottor Agate poteva dire di essere tornato alla normalità.
Vedendo che il paziente non era morto nel giro di pochi mesi, come avevano previsto, i medici allopatici dissero: "Evidentemente, abbiamo sbagliato la diagnosi: doveva trattarsi di una pseudoleucemia." Ma dopo aver riesaminato i referti dei test di laboratorio, si persuasero che la loro diagnosi iniziale era corretta. Allora dissero: "Probabilmente la malattia è in fase di remissione ma prima o poi si aggraverà di nuovo." Al che Vaidya Nanal replicò: "Io non ho mai diagnosticato un cancro, perciò non ho idea se la malattia sia in fase di remissione oppure no. Il nostro modo di pensare è completamente diverso dall'approccio allopatico."
Il cancro può essere chiamato la "malattia della rinuncia", perché si tratta di una patologia in cui l'identità del soggetto "rinuncia" alle proprie responsabilità e permette la nascita di un nuovo centro di autocoscienza all'interno dell'organismo. In alcuni casi, un grave danno fisico, come quello provocato da radiazioni, sostanze chimiche o da un'epatite B cronica, basta da solo ad indurre alla resa anche l'individuo bipolare più positivo ed equilibrato, perché convince le cellule del suo corpo dell'impossibilità di continuare a vivere. In altri casi, invece, corpi perfettamente sani da ogni punto di vista, si consumano perché la mente perde "la propria ragione di vivere". 
Ma, in genere, quando l'Io decide di gettare la spugna, significa che tutti e tre gli Involucri (quello del Cibo, quello del Prana e quello della Mente) sono stati aggrediti da agenti patogeni e che è necessario curarli se si vuole restituire integrità ad ahamkara. Ma soprattutto è importante curare la mente, perché il cancro è un'aggressione al livello più profondo dell'identità della persona, e soltanto guarendo la sua essenza di individuo si possono liberare tutti gli organi del corpo dalla presenza maligna della malattia. 
Per quanto possa sembrare sciocco, il malato di cancro deve sedersi e parlare a se stesso: deve riunire i membri del proprio consiglio di amministrazione e fare in modo che la sua mente, il suo corpo ed il suo spirito prendano drastici provvedimenti per cambiare la situazione. ...Se non ci sentiamo abbastanza forti da affrontare da soli il nostro "io ombra", dobbiamo cercare qualcosa (come il sole) o qualcuno capace di agire al posto nostro. 
La diarrea, una delle aggressioni meno pericolose alla nostra identità, ed il cancro, una delle minacce più pericolose alla nostra esistenza, hanno entrambe prajnaparadha come causa prima. Uno dei motti dell'Ayurveda è "cura organica contro le malattie organiche", ma raramente una terapia organica basta a scacciare completamente la malattia dall'organismo, perché non è in grado di eliminare la "trasgressione volitiva" dalla mente. Soltanto una cura che miri a compensare gli squilibri a tutti i livelli dell'organismo può definirsi un'autentica terapia ayurvedica.


Tratto dal libro "Ayurveda : vita, salute e longevità" di Robert E. Svoboda - Ed. Armenia, 1994.

sabato 21 settembre 2019

La Malattia di Vata - parte seconda

Sembra che il cancro si sviluppi in organi di particolare significato psicologico per il soggetto. Sebbene sia buona norma iniziare la terapia proprio dalla sede in cui la malattia si manifesta, è necessario estenderla poi a tutto l'organismo: infatti, oltre ad eliminare la malignità dall'organo colpito, è importante ripristinare l'armonia fra l'organo e il corpo per prevenire l'insorgenza del tumore in un'altra sede. Nessuno dei farmaci somministrati da Vaidya Nanal al dottor Agate era mirato ad uccidere le cellule malate che, dopo tutto, rappresentavano soltanto il sintomo della condizione morbosa, cioè indicavano che il midollo osseo non era sano. Anziché eliminare i tessuti non più funzionali, l'Ayurveda cerca di farli guarire, ravvivando il loro fuoco digestivo e nutrendoli. La violenza accresce la paura delle cellule mentre il nutrimento le rassicura.
A poco a poco, il dolore diminuì e, dopo dieci giorni dall'inizio della cura, il dottor Agate cominciò a fare il giro della stanza. Dopo quindici giorni riuscì a raggiungere il bagno e, dopo tre settimane, camminava, autonomamente, senza l'aiuto di alcun sostegno. Dopo un mese dall'inizio della terapia, il paziente era in grado di farsi il bagno da solo. Il dolore migratorio alle articolazioni persisteva ma nel giro di tre mesi scomparve completamente e così anche la febbricola che lo aveva afflitto fin dall'inizio della malattia.
Dopo un mese e mezzo di terapia, Vaidya Nanal modificò la cura, aggiungendo la bhasma d'oro, eliminando lo zolfo, la noce vomica e la perla e sostituendo le pillole di curcuma con Laghu Malini Vasanta. Inoltre, avendo scoperto che il paziente soffriva di una grave forma di stitichezza da almeno vent'anni, gli prescrisse un'enteroclisi a base circa di un etto e mezzo di olio di sesamo, da fare alla sera, raccomandandogli di trattenere l'olio il più a lungo possibile ed almeno per un quarto d'ora. Il dottor Agate seguì il suo consiglio ed ogni sera per tre mesi fece un clistere di olio di sesamo, trattenendo il liquido per tutta la notte.Poi, a partire dal mese di novembre, passò ad un'enteroclisi ogni due giorni. A gennaio, però, si accorse che il suo intestino funzionava regolarmente soltanto nei giorni in cui non praticava il clistere; allora Vaidya Nanal gli suggerì di sospendere le lavande, dicendo: "Adesso non ha più bisogno di enteroclismi; quando una terapia comincia a produrre effetti contrari a quelli desiderati, significa che è ora di cambiarla."
L'epistassi, di cui Agate aveva sofferto per tutta la vita, lo afflisse spesso anche durante la cura. I pazienti soffrono spesso di epistassi e, a volte, muoiono proprio a causa di questa o di altre forme di emorragia. Maggio è il mese centrale dell'estate a Poona e ogni sera, sotto l'influsso di pitta aggravato dalla stagione estiva, il dottor Agate lamentò perdite di sangue per sette o otto ore di fila, dalle sette di sera fino all'una o due di notte, con grave preoccupazione sua e dei suoi familiari. Vaidya Nanal gli insegnò ad immergere un batuffolo di cotone nel succo di gramigna e a fare impacchi nasali per tutta la notte e, se necessario, anche il giorno successivo. Dopo questo trattamento, la frequenza delle emorragie diminuì progressivamente, fino a quando le epistassi cessarono del tutto. "Oltre ad apprezzare le proprietà emostatiche della gramigna" - spiega il dottor Agate - "noi in India crediamo che questa pianta abbia il potere di rimuovere gli ostacoli, in  quanto è amata da Ganesha, il dio che elimina gli ostacoli."
Dopo circa sei mesi, gli esami del sangue evidenziavano che i valori dei globuli bianchi cominciavano a tornare alla normalità ma Vaidya Nanal continuò ad ignorarli: si trattava di un dato irrilevante ai fini della sua valutazione del paziente. Un giorno di novembre, nel corso di una delle sue abituali visite all'ammalato, il medico ayurvedico disse: "Lei sta rispondendo bene alla cura ma non potrà mai guarire del tutto fino a quando ci sarà paura nella sua mente. Io posso curare il corpo ma se lei vuole realmente riconquistare la salute deve liberarsi della paura: perciò da oggi deve recitare ogni giorno il mantra Gayatri."


Il mantra Gayatri è un'invocazione al sole, il mantra vedico per eccellenza. Il dottor Agate era agnostico e aveva poca fiducia nei mantra ma poiché credeva ciecamente nel Vaidya Nanal, che lo aveva strappato alla morte, incominciò a ripetere il mantra Gayatri 108 volte al giorno, inspirando, trattenendo il respiro ed espirando in corrispondenza di alcune sillabe, come il collega gli aveva spiegato. Gli effetti non tardarono a farsi sentire: in breve, la paura si dileguò, lasciando il posto ad una fiducia e ad un ottimismo crescenti. Oggi il dottor Agate recita il mantra Gayatri tutti i giorni per più di mille volte al giorno. ⟶ Continua

















mercoledì 18 settembre 2019

La Malattia di Vata - prima parte

Riporto un brano che mi ha colpita molto e risvegliato il piacere della cura ayurvedica. Tratto dal libro "Ayurveda : vita, salute e longevità" di Robert E. Svoboda - Ed. Armenia, 1994.

Benchè in alcune affezioni comprese nel gruppo di patologie denominate Malattia di Vata sia possibile identificare alcune specifiche malattie osteomuscolari e neurologiche, la Malattia di Vata non può essere equiparata ad una singola categoria patologica. Come la Malattia di Vata, il cancro comprende un insieme di condizioni morbose affini. Ciò che distingue il cancro dalle altre patologie è la ribellione delle cellule contro l'identità dell'organismo, una ribellione in cui, attraverso un ripetuto insulto immunitario, le cellule sediziose si riproducono autonomamente, al di fuori di ogni controllo da parte dell'organismo. Tutte le forme di cancro interessano i tre Dosha, ma, quando una patologia insorge in seguito ad un'alterazione di Vata e si manifesta attraverso una sintomatologia simile a quella di una forma di malattia Vata, va identificata come Malattia di Vata, anche se non tutti i tumori sono Malattia di Vata, cos' come la Malattia di Vata non è limitata al cancro.
Il dottor Vasudev D. Agate è docente di anatomia presso la facoltà di medicina ayurvedica nella quale io ho studiato. Il suo calvario iniziò il 17 aprile 1988, attorno alle dieci e un quarto di sera: si era coricato da poco quando un dolore lancinante gli trafisse il centro della pianta del piede, come se qualcuno gli avesse inferto una pugnalata. Il dolore continuò ad aumentare e non c'era cura che fosse in grado di attenuarlo. Gli esami dl sangue a cui si sottopose il giorno seguente evidenziarono un aumento dei glibuli bianchi pari a dieci volte il,valore normale, inoltre il 19% dei leucociti erano blastociti, cioè cellule immature. Dopo un secondo esame del sangue, che confermò l'esito di quello precedente, il professor Agate si sottopose ad una biopsia del midollo osseo. La diagnosi fu una sentenza di morte: leucemia mieloblastica acuta in fase avanzata, una malattia che, anche se curata con la chemioterapia, non concede al paziente più di un anno di vita. Nel giro di un giorno, dal 2 al 3 maggio, i blastociti aumentarono del 67%, e gli specialisti sentenziarono che al professore Agate sarebbero rimasti da otto giorni a due mesi di vita ma in cuor loro pensavano che con ogni probabilità la morte sarebbe sopraggiunta nell'arco di 24 ore. Dapprima gli proposero di sottoporsi a cure sperimentali molto costose ma poi, da medico a medico, gli consigliarono di andare a casa ad aspettare la fine.
Quella sentenza di morte sconvolse il dottor Agate, che fu colto da una profonda crisi di pianto. Il 3 maggio, Vaidya B. P. Nanal, il più eminente medico ayurvedico di Poona, andò a trovarlo e si trattenne con lui a lungo, cercando di ricostruire l'evoluzione della sua malattia. Emerse così che quella che sembrava una patologia con un esordio improvviso, in realtà era stata preceduta da numerosi segni premonitori. In marzo la moglie del dottor Agate aveva avuto un presagio infausto e, dal 12 aprile, il marito aveva cominciato a lamentare dolori in strane parti del corpo, per esempio al centro dell'avambraccio e del palmo della mano; ma sia lui che la moglie, anche lei medico, li avevano attribuiti ad uno sforzo fisico. Un farmaco ayurvedico aveva temporaneamente soppresso il dolore ed il mattino del 17 aprile il dottor Agate aveva detto: "Oggi non farò sforzi, starò a riposo tutto il giorno e vediamo che cosa succede."
Vaidya Nanal aveva visitato per la prima volta il collega nel 1967 e già allora aveva notato che Agate aveva una costituzione di tipo vata-pitta "molto delicata", mostrava un cattivo nutrimento del tessuto midollare (come provavano, fra l'altro, l'improvviso distacco della retina di cui aveva sofferto in seguito ad attività sportiva, ed un improvviso episodio di cecità temporanea), un cattivo nutrimento del sangue (la sua emoglobina non aveva mai superato i 7,5 gm/100 ml, un valore corrispondente alla metà di quello normale; inoltre soffriva di epistassi e di altre forme minori di emorragia, soprattutto nei mesi estivi) ed aveva l'abitudine di mangiare ogni sorta di cibo dannoso per la salute.
Vaidya Nanal ignorò gli esami del sangue, il referto della biopsia e la diagnosi dei medici allopatici, e preferì esaminare il caso da un punto di vista strettamente ayurvedico. Quando vata penetra nelle ossa o nel midollo, provoca dolore intenso alle ossa e alle articolazioni, perdita di forza muscolare, insonnia e dolore costante e diffuso in tutto il corpo. Questi sintomi e la costatazione del cattivo stato di nutrimento dei tessuti, rendevano chiara la diagnosi: Malattia di Vata, cioè vata-nelle-ossa-e-nel-midollo, con perdita secondaria di ojas (un sintomo della quale è l'intensa paura). La prognosi, pensò Vaidya Nanal, non era fausta: "Se si attiene ad un corretto regime alimentare, andrà tutto bene ma questa è soltanto una terapia fisica; il paziente deve assumere il giusto atteggiamento mentale ed in questo momento è in preda al terrore; benché la sua capacità di discernimento sia soddisfacente, ahamkara [la forza che determina l'individualità di un organismo, l'Io], può creare qualche problema.
Vaidya Nanal, ha conservato le cartelle cliniche di pazienti, che in un periodo di venti anni, dopo essersi sottoposti a chemioterapia, interventi chirurgici e radioterapia, sono completamente guariti dal cancro grazie alla medicina ayurvedica. Nel caso del dottor Agate, tuttavia, la medicina allopatica non era nemmeno in grado di esprimere una terapia, perciò sarebbe dovuto bastare il trattamento ayurvedico. Il principale obiettivo della cura doveva essere quello di calmare vata e di purificare il sangue. Il dottor Agate sospese ogni altra terapia (ad eccezione dei sali cellulari omeopatici) e a partire dalle 7 del mattino del giorno 7 maggio seguì soltanto le indicazioni di Vaidya Nanal. Per prima cosda assunse una polvere contenente bhasma [preparazione calcinata molto elaborata] di argento e tormalina, mescolata con ashvagandha, Sariva [Hemidesmus indicus - salsapariglia indiana], zolfo purificato, estratto di perla, noce vomica purificata ed altri ingredienti, ed insieme a Dhatri Leha (una marmellata purificata a base di amalaki); dopodiché mangiò due mandorle messe a bagno la sera precedente; bevve latte medicato con ashvagandha ed altre painte. Dopo mezz'ora assunse sue pillole di Arogya Vardhini e due pillole di un preparato a base di curcuma con tre cucchiaini di ghee. "La maggior parte degli scienziati sconsiglia il consumo di grassi agli ammalati di cancro ma io ne mangiai molti" dichiara il dottor Agate.
A mezzogiorno e alla sera, assunse altre due pillole di Arogya Vardhini e di curcuma e, prima di  coricarsi, un cucchiaino colmo di Gandharva Haritaki (un praparato a base di haritaki e olio di ricino), con un decotto di erbe fra i quali sariva. Oltre a questa terapia, il paziente si sottopose ogni giorno ad una triplice seduta di massaggi con olio di Bala Narayana: ogni massaggio, che durava trenta minuti, era seguito da un'applicazione di acqua calda della durata di un quarto d'ora: l'olio ed il calore sono importantissimi per il controllo di vata. L'olio veniva spalmato lentamente e con estrema delicatezza, perché alla minima pressione, l'ammalato urlava di dolore. ⟶ Continua




























venerdì 29 dicembre 2017

L'equilibrio è saggezza

"La sapienza si raggiunge molto lentamente. Questo perché la conoscenza intellettuale, facilmente acquisita, deve essere trasformata in conoscenza "emotiva" o subconscia. Una volta trasformata, si imprime permanentemente. ... Senza l'azione, il concetto si indebolisce e scompare. La conoscenza teorica senza l'applicazione pratica non basta.
L'equilibrio e l'armonia oggi sono trascurati, e tuttavia sono la base della sapienza. Tutto è fatto in eccesso. La gente pesa troppo perché mangia troppo. Chi fa jogging trascura il proprio aspetto perché corre eccessivamente. Tutti sembrano molto mediocri. Bevono troppo, fumano troppo, si divertono troppo (o troppo poco), parlano troppo senza alcun costrutto, si preoccupano troppo. Si pensa troppo schematicamente (bianco o nero, bene o male...). Tutto o nulla. Non è la via naturale.
Nella natura vi è equilibrio. Gli animali si distruggono in piccoli quantitativi. I sistemi ecologici non vengono eliminati in massa. Le piante vengono consumate e poi ricrescono, le fonti del sostentamento vengono svuotate e poi riempite. Il fiore viene goduto, il frutto mangiato ma la radice rispettata.
Il genere umano non ha imparato il valore dell'equilibrio, e tantomeno l'ha mai praticato. L'avidità e l'ambizione lo guidano e la paura lo governa. ...
La felicità è radicata nella semplicità. La tendenza all'eccesso nel pensiero e nell'azione diminuisce la felicità. L'eccesso annebbia i valori di fondo. ... Oggi siamo in uno stato alterato di coscienza...il genere umano deve raggiungere uno stato alterato per riempirsi di amore, di carità e di semplicità, per sentire la purezza, per liberarsi delle sue croniche paure."

Brian Weiss, Molte vite, molti Maestri, Oscar Mondadori


giovedì 4 maggio 2017

Prepararsi ad un massaggio: non solo tecnica

Colui che si avvicina con intento curativo ad un essere vivente, come nel caso di un operatore o terapista ayurvedico, ha una grossa responsabilità: quello di stare bene innanzitutto con se stesso e di seguire una routine giornaliera (Dinacharya) che gli consenta di mantenere alta la propria energia psicofisica perché il tatto è, fra i cinque sensi, il più sviluppato che abbiamo. Attraverso il tatto si trasferisce a qualsiasi essere vivente il proprio stato d'animo, e nei casi più recettivi, i propri pensieri. Costa quindi tanto essere sempre ben presenti all'atto del trattamento ayurvedico, nel senso che chi pratica questa attività per passione, è attento ai particolari ed è soprattutto attento ad imparare, oltre la tecnica, la disciplina, fondamentale in ogni campo per la riuscita di qualsiavoglia impegno. Disciplina è la parola chiave che porta molti di noi a raggiungere traguardi anche più alti di quelli previsti. Disciplina che comprende una sapiente dose di equilibrio dinamico quotidiano, un pendolo che raggiunge gli estremi sempre meno frequentemente, una qualità ricca di buona volontà, di saggia volontà e di volontà di bene a 360°, che comprende gli altri ma anche noi stessi. 
Dal Jihwa Dhauti al Jala Neti, al Nasya, al Surya Namaskar, al Pranayama (la  mia respirazione preferita è Nadi Shodhana...anche So Ham), al magnifico Gayatri Mantra...le abitudini di un buon terapista sono tante e tutte salutari.
Ad ogni inizio trattamento, una buona meditazione è d'obbligo, così come la cura delle mani e dell'abbigliamento/divisa, dell'ambiente in cui si svolgerà il trattamento; è d'obbligo pure l'attenzione all'olio più adatto da utilizzare, al contatto vero e proprio, che inizia con il poggiare le mani sulla persona che cerca il nostro aiuto. 
Tutto oggi si vende con molta facilità, o con molto interesse, o con un prezzo ben quantificato in base alla tecnica di cui si è padroni ma ci sono cose che non possono essere quantificate, che non possono essere valutate da un ragionamento puramente logico - matematico, come la qualità dell'operatore/terapista, come la qualità dei pensieri che ognuno ha e crea, come la qualità dello stile di vita che si conduce quotidianamente. Ci sono cose che vanno ben al di là della tecnica appresa e che si acquisiscono con il tempo (magari di vita in vita) e che si trasmettono da anima ad anima. Anche questa è disciplina.

sabato 22 aprile 2017

"L'Ayurveda dice che ogni essere umano è dato dall'intreccio di ambiente, corpo, mente e spirito. L'ambiente ha vita breve, da che cambia in ogni istante. L'esistenza del corpo è leggermente più lunga: occorre infatti un anno per sostituire tutti gli atomi e le molecole che lo compongono. La mente, che comprende l'intelletto e l'ego, dura ancora di più; le vostre aspirazioni, le credenze, i ricordi e i desideri possono perdurare per un'intera incarnazione. La vostra anima è eterna, per nulla soggetta all'entropia e al decadimento che governano ambiente, corpo e mente. Conducete la vostra esistenza dal livello dell'anima, e sarete eterni." - Deepak Chopra.

lunedì 9 gennaio 2017

Per il fatto che l’Universo è costituito dai tre attributi o Guna (Satva, Rajas e Tamas) e ne è permeato, il primo stadio della pratica spirituale è quello in cui si pone fine al Tamas che è caratterizzato dall’ostinazione sciocca. La persona colma dell’inerzia di questo Guna esibisce un’intelligenza ottusa ed è incline a perdersi in discussioni e argomentazioni prive di significato. Studiate invece ogni argomento profondamente e traete dopo le conclusioni; soltanto allora la vostra esperienza sarà remunerativa. La persona tamasica è incapace di percepire la verità e non può realizzare il Divino; essa è presa nel ciclo della nascita e della morte. Evitate le discussioni interminabili su ogni argomento futile; tali controversie ottengono soltanto lo scopo di provocare l’amarezza invece dell’armonia, non servono a realizzare la Verità.

Discorso Divino del 8 Gennaio 1988.

L’assenza di compassione e considerazione per gli altri è la caratteristica della natura tamasica. 

-Baba  

da: Il Pensiero del Giorno di Prasanthi Nilayam

7 Gennaio 2017

sabato 7 gennaio 2017

Cosa squilibra la vostra costituzione

VATA :
Preoccupazioni
Digiuno
Non dormire a sufficienza
Mangiare di corsa
Non osservare un tipo di routine
Mangiare cibi secchi, surgelati o avanzati
Andare molto in giro (in auto, in aereo, in treno o facendo jogging)
Non lubrificare mai la pelle
Evitare i luoghi caldi e umidi
Usare droghe
Subire seri interventi chirurgici all'addome
Reprimere i sentimenti

















PITTA: 
Bere molti alcolici
Mangiare cibi piccanti
Impegnarsi in attività frustranti
Accentuare l'uso dei pomodori, di peperoncino chili, di cipolle crude, di cibi aspri e di yogurt 
Fare esercizio fisico nelle ore calde
Indossare abiti caldi e stretti
Usare droghe
Evitare i luoghi freschi e tranquilli
Fare merenda con cibi molto salati
Reprimere i sentimenti
Mangiare carne rossa e pesce salato

KAPHA:
Fare lunghi sonni dopo i pasti
Consumare molto olio e cibi grassi
Rimpinzarsi spesso
Negare il vostro Sè creativo
Crogiolarsi nell'indolenza
Presumere che qualcun altro farà le cose al posto vostro
Evitare i luoghi secchi e caldi
Non fare esercizio fisico
Nutrirsi di patatine fritte  e birra
Usare droghe, sedativi e tranquillanti
Reprimere i sentimenti
Convincersi che ogni giorno si possa mangiare un dessert, preferibilmente torta di ricotta o gelato


venerdì 23 dicembre 2016

Messaggio dell'Ayurveda


La felicità favorisca ogni essere vivente
La salute raggiunga ogni essere vivente
La santità benedica ogni cosa
E la disarmonia scompaia per sempre da ogni luogo!

Questo è il messaggio dell’Ayurveda.


Auguri dal

Auguri da MariaFrancesca!

lunedì 14 novembre 2016

Rigenerarsi con i trattamenti ayurvedici

Oggi non è saggio cercare di vivere in modo troppo puro, ci sono troppi inquinanti nell'aria, nell'acqua e nel cibo perché si possa restare totalmente immacolati. E anche se ci purifichiamo completamente, l’ambiente tornerà ad inquinarci di nuovo. Purificarsi non è qualcosa che può essere fatto una volta e poi dimenticato: l'Ayurveda consiglia una purificazione regolare come terapia di mantenimento e di prevenzione, seguita da un programma di ringiovanimento per combattere le destabilizzazioni.
Possiamo provare ad isolarci dalle forze esterne facendo uso di condizionatori, di umidificatori o di riscaldamenti ma ogni volta che lasciamo i nostri bozzoli siamo comunque esposti all'ambiente. Questo riorientamento continuo provoca uno stress incessante. Nel tentativo di creare un ambiente standard, che sia lo stesso per tutto l’anno, creiamo invece le condizioni per uno stress continuo.
Tutte le debolezze costitutive sono influenzate dal clima: i problemi di origine vata, per esempio, peggiorano sempre “quando le nubi riempiono il cielo”; più o meno come fanno i nostri vecchi quando dichiarano che la comparsa di dolori reumatici annuncia un temporale. I cambiamenti di clima possono disturbare vata perché vata si altera per definizione ad ogni mutamento, tuttavia ogni costituzione viene influenzata in modo diverso dalle stagioni, intendendo ogni sorta di ciclo temporale.

Vata predomina   -  dopo aver mangiato, prima che abbia inizio la digestione
-       prima dell’alba e nel tardo pomeriggio
-       tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno
-       in vecchiaia   

Pitta predomina   -   durante la digestione
-       a mezzogiorno e a mezzanotte
-       durante l’estate
-       nella maturità

Kapha predomina   -  dopo la digestione, durante l’assimilazione
-       all’alba e al crepuscolo
-       tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera
-       nell’infanzia e nella giovinezza

Il tipo vata trova naturalmente più difficile mantenere l’equilibrio quando in una stagione prevale vata; lo stesso dicasi per i tipi pitta e kapha. L’autunno è la stagione peggiore per i tipi V perché il clima è altamente mutevole e prevalgono perturbazioni con forti venti. Questi individui non devono avviare progetti di una certa importanza in autunno, e anche se nel resto dell’anno hanno piegato dieta e stile di vita alle proprie esigenze, devono ora sforzarsi di rinnovare la propria disciplina senza distrazioni, in modo da mantenere l’armonia in tutti i settori della vita.
I soggetti P devono diventare più rigorosi con se stessi durante l’estate e in ogni periodo eccezionalmente caldo.
I tipi K hanno bisogno della massima disciplina in primavera quando la linfa scorre impetuosa e kapha circola nell’organismo.
Tutti devono fare attenzione, tuttavia, durante il passaggio tra una stagione e l’altra, quando lo stesso clima è incerto e sembra non sapere a quale stagione appartiene. La confusione esterna della Natura si rispecchia nella confusione interna dell’organismo. La febbre primaverile, per esempio, può colpire chiunque, ed è dovuta all'inerzia trasportata dal potente flusso di kapha che si forma a fine inverno.
Una purificazione regolare, costituita dai trattamenti ayurvedici, alimentazione corretta secondo il proprio dosha costituzionale e le stagioni, può controllare il fenomeno. Poiché kapha domina in primavera, l’eliminazione del suo eccesso tra fine inverno e inizio primavera, può prevenire le malattie dovute ad accumulo di kapha. L’eccesso di pitta andrebbe eliminato fra la primavera e l’estate mentre bisognerebbe normalizzare vata tra l’estate e l’autunno.
I rishi indiani crearono feste e tradizioni affinché tutti trovassero facile ricordarsi di modificare la dieta e le abitudini ad ogni cambio di stagione. Il giorno dopo il novilunio più vicino all’equinozio di primavera le popolazioni dell’India occidentale consumano sempre delle foglie di neem al mattino presto, prima di mangiare. Dicono che in questo modo non vi sarà più amarezza per il resto dell’anno; il significato sottinteso di questa frase è che l’amarezza della malattia scompare se si fa uso di una sostanza amara come il neem per controllare il fattore kapha, dominante in questo periodo, il fattore pitta, il cui livello cresce man mano che il clima si riscalda.

In base al calendario indiano, il sole entra in Capricorno il 14 gennaio. In questo giorno si devono mangiare semi di sesamo e succo di canna da zucchero solidificato (jaggery), per poter parlare con dolcezza per il resto dell’anno. I semi si sesamo sono nutrienti e virilizzanti ma difficili da digerire. Poiché il fuoco digestivo è più forte in inverno quando è necessario del cibo in più per mantenerlo caldo, il consumo dei semi di sesamo e di jaggery aiuta a preservare la forza fisica. Ciò migliora il funzionamento (la parola) e l’efficienza (la dolcezza) di tutti gli organi di senso in vista dei prossimi mesi, quando si avrà a che fare con i dosha alterati.
Il clima è un elemento importantissimo nella vita di ogni essere mortale, e vivere secondo il ritmo della natura è il solo modo per rimanere sani.

R. E.. Svoboda – Prakriti: la struttura fisica dell’uomo, Ed. Mediterranee

lunedì 7 novembre 2016

Ratnabhyangam – Il Massaggio con le pietre calde (Hot Stone)


Si utilizza il principio attivo dello scambio termico tipico della pietra lavica, che ha la funzione di assorbire il freddo dalle ossa e rilasciare calore utile a disturbi ossei e muscolari per l’attenuazione delle tensioni.
Torcicollo, lombalgia, cervicale, dolori ossei, rigidità muscolare, migliora il ritorno venoso e la circolazione arteriosa, profondo rilassamento mentale.
Il massaggio con pietre calde nasce dalla consapevolezza che il mondo minerale ha una grande carica vibrazionale ed offre sostegno a più livelli; nasce infatti agli albori della civiltà, quando il legame con Madre Terra era parte integrante della sopravvivenza stessa.
I minerali venivano usati dagli antichi per proteggere, per riti propiziatori, per ornamento, per curare e diagnosticare malattie posizionandoli sulle varie parti del corpo. Basti pensare ai druidi celti o agli egizi o ai nativi americani, passando dalla cultura greca ed indiana per notare come tutti questi popoli abbiano utilizzato le pietre con sacralità.
Il massaggio con pietre calde ha quindi lo scopo di alleviare dolori o guarire alcune malattie, utilizzando l’azione di scambio termico ossia la proprietà di rilasciare calore in cambio di freddo. Ed il calore dona grande sollievo nei casi di
Ø  Contratture
Ø  Congestioni da freddo
Ø  Mal di schiena
Ø  Mal di pancia
Ø  Costipazioni
Ø  Dolori ossei

Inoltre il calore facilita l’assorbimento degli oli, permettendone di sfruttare al meglio le proprietà.
Le pietre basaltiche sono le più adatte a tale scambio e mantenimento di calore, in particolare sono proprio le pietre laviche dell’Etna ad essere le più preziose, per la grande ricchezza di silicio, ferro e carbonella. 



Per il mantenimento, invece, del freddo, o per effettuare lo sbalzo termico utile in alcune situazioni di problemi circolatori, ci si avvale dei marmi, pietre adatte a mantenere appunto, il freddo.
In Cina, per i massaggi con le pietre, venivano usati dei pregiati set di giada che ha proprietà di mantenere sia il caldo che il freddo.


Il Ratnabhyangam è ottimo per gli squilibri vata quali 

Ø  Torcicollo
Ø  Lombalgia
Ø  Cervicale
Ø  Dolori ossei
Ø  Artrite reumatoide
Ø  Artrosi
Ø  Articolazioni rigide e gonfie
Ø  Trapezi contratti

Con l’uso di temperature più tiepide, anche gli squilibri di tipo pitta possono trarre giovamento. 
Per problematiche kapha, quali ritenzione di muco o ritenzione idrica, il Ratnabhyangam è ideale, poiché asciuga l’umidità.
Chi si sottopone al Ratnabhyangam è bene che mangi solo frutta 1 ora prima.
Il trattamento dura 1 ora e 10’ circa.
Riepilogando i benefici del Ratnabhyangam, dal punto di vista fisico essi sono:
Ø  Scioglie la rigidità muscolare
Ø  Allevia la tensione di tutta la colonna vertebrale
Ø  Decongestiona i depositi linfatici
Ø  Migliora la ritenzione dei liquidi
Ø  Migliora la circolazione arteriosa
Ø  Sblocca gli scambi metabolici all’interno dell’organismo
Ø  Aiuta i processi di disintossicazione propri dell’organismo
Ø  Migliora la mobilità articolare
Ø  Migliora il ritorno venoso
Ø  Leviga accuratamente la pelle, azione scrub

Dal punto di vista energetico i benefici del Ratnabhyangam sono:
Ø  Generale sensazione di benessere
Ø  Profondo rilassamento mentale
Ø  Coscienza della propria unità corporea
Ø  Riattivazione dei punti energetici del corpo, chakra e marma.
  
Poiché è il forte calore che si utilizza, il Ratnabhyangam non è indicato per:
Ø  Capilalri fragili
Ø  Vene varicose
Ø  Infiammazioni dei vasi linfatici
Ø  Ferite aperte
Ø  Nei
Ø  Lesioni cutanee
Ø  Herpes
Ø  Nausea
Ø  Febbre
Ø  Ernie
Ø  Infiammazioni della colonna vertebrale

Ø  gravidanza