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Dall'ayurveda allo sviluppo sostenibile, attraverso le qualità del Cuore e del Retto Agire.
lunedì 7 marzo 2016
giovedì 4 febbraio 2016
Vivere bene
Quella presente è l'unica vita che ciascuno di noi, in quanto tale, può vivere, perciò abbiamo il dovere, verso noi stessi e verso il mondo, di fare il possibile per viverla bene.
Nell'ottica ayurvedica, la salute del corpo rappresenta l'obiettivo sommo che ciascun individuo deve cercare di raggiungere. Scrive Charaka :
Pertanto, l'uomo intelligente dovrebbe fare ogni possibile sforzo per conseguire il benessere del corpo. Poiché gli esseri umani sono incarnati nel corpo, esso è il vero fondamento del benessere della persona. E' dovere di ciascuno prendersi cura del proprio corpo trascurando ogni altra cosa, perché in mancanza del corpo viene meno tutto ciò che caratterizza gli esseri incarnati.
Quella di Charaka non è una professione di ateismo epicureo: l'Ayurveda proclama a chiare lettere il primato dello spirito ma per sopravvivere nella realtà mondana bisogna essere pratici.Oltre a preoccuparsi della salute, il capofamiglia dovrà cercare di conseguire un certo benessere economico. Afferma Charaka: Non esiste certamente sventura più grande di quella di un uomo longevo, la cui vita è priva di quegli annessi e connessi che la rendono degna di essere vissuta.
Grazie alla salute e alla ricchezza è possibile, in rapporto ai propri giusti mezzi di sostentamento, vivere una vita lunga e dignitosa, nel corso della quale, osservando opportune pratiche spirituali, ci si può preparare tranquillamente alla vita nell'aldilà.
L'Ayurveda prevede tre stadi nella conquista della salute:
1) lo svolgimento di attività quotidiane e stagionali per prevenire l'insorgenza delle malattie
2) l'adozione di terapie purificatrici per combatterle
3) l'osservanza di una pratica di rinnovamento e rivitalizzazione dell'organismo per migliorare lo stato di salute e la qualità della vita.
La medicina preventiva ayurvedica si chiama svasthavtta, che significa "assunzione di buone abitudini", e si basa sul principio fondamentale di evitare ogni eccesso. E' possibile vivere in armonia ed in buona salute soltanto godendo di ogni cosa nella misura giusta e al momento giusto.
lunedì 25 gennaio 2016
Alloro (Laurus nobilis)
La versione indiana di questa pianta è il Cinnamomum tamala, una parente stretta del cinnamomo; è pungente, dolce, calda e ha sapore postdigestivo pungente. Induce una diminuzione di vata e kapha mentre accresce pitta. Questa spezia viene somministrata mescolata alla cannella ed al cardamomo per curare la congestione respiratoria. In alcuni casi, la corteccia della pianta viene utilizzata come adulterante della cannella.
L’Alloro stimola la digestione (Agni) se mescolato, durante la cottura, con il cibo o, se viene servito come tisana, soprattutto alla fine dei pasti. L’Alloro, inoltre, per le sue qualità (guna), oltre ad avere un’azione aperitiva e digestiva, ha anche un’azione espettorante, antireumatica, sudorifera.
Nel passato era molto impiegato l‘olio di alloro che si prepara con le bacche di alloro colte a maturazione, seccate e tritate.
sabato 23 gennaio 2016
Amalaki - Haritaki - Bibhitaki
Amalaki (Emblica officinalis):
Questa pianta, comunemente nota come emblica, è caratterizzata da cinque o sei sapori (è priva del gusto salato), il principale dei quali è quello acido; ciò nonostante ha virya fredda e, come haritaki e bibhitaki, ha madhura vipaka (sapore dolce nella fase postdigestiva). Amalaki ha la proprietà di calmare i dosha, in particolare pitta. Usata come balsamo o olio capillare, ritarda la caduta dei capelli e la canizie, e assunta sotto forma di marmellata medicinale, trova impiego nella cura dei disturbi respiratori ed esercita un'azione ringiovanente. Ha proprietà adattogene, antinvecchiamento, antidiabetiche, antinfiammatorie, antitussive, anticarcinogeniche, ipocolesterolemizzanti e epatoprotettrici. Un solo frutto di questa pianta contiene vitamina C in quantità pari a quella di ventiquattro arance e in una forma termostabile che non risente della lavorazione. Anche il fiore, la corteccia, la radice e i semi di Amalaki hanno proprietà terapeutiche.
L'emblica è anche il costituente principale di un tonico indiano, il Chyawanprash, utilizzato dalla medicina ayurvedica per ridurre i livelli di glicemia post-prandiale e quelli di colesterolo LDL.
Haritaki (Terminalia chebula):
Come Amalaki. Haritaki ha cinque sapori (è priva del gusto salato), il principale dei quali è quello astringente ma, a differenza della pianta sopra descritta, ha virya (potenza) calda. Anche Haritaki calma i tre dosha , in particolare vata, benché un suo uso prolungato rischi di provocare un aggravamento di questo dosha. Haritaki elimina l'accumulo di tossine dai tessuti, soprattutto da quelli dell'apparato digerente e ringiovanente l'organismo, in particolare il colon e i polmoni.
Bibhitaki (Terminalia belerica):
Caratterizzata principalmente dal sapore astringente (con tre sottogusti), questa pianta ha virya calda. Anch'essa calma i tre dosha, in particolare kapha. Il frutto acerbo di bibhitaki ha proprietà lassative mentre il frutto maturo fatto seccare è un efficace antidiarroico. Inoltre rappresenta un utile rimedio contro le emorroidi, le malattie della pelle, malattie degli mocchi, asma bronchiale, costipazione. Espettorante ed antinfiammatorio.
Queste tre piante insieme sono alla base della Triphala ("tre frutti"), una miscela fitoterapica che viene consigliata per diversi tipi di malattie. Ha proprietà antitumorali, antidiabetiche e detossificanti. La Triphala è uno dei rimedi ayurvedici più antichi e comuni; la sinergia tra queste tre potenti piante fornisce un rimedio armonioso di infinito valore per mille disturbi umani. Fra le altre cose la Triphala rafforza lo stomaco ed il tratto intestinale, rafforza il sistema immunitario, protegge i tessuti e gli organi, rafforza cervello, cuore, nervi e fegato, migliora l'appetito, riduce il fuoco interiore ed acquieta la sete, neutralizza le tossine ed è un superbo tonico ringiovanente.
venerdì 22 gennaio 2016
Peperoncino
Il peperoncino, caldo e di sapore pungente, sia prima sia dopo la digestione, abbassa il livello di kapha e aumenta quello di pitta. Inizialmente, la sua azione riscaldante contribuisce a controllare vata ma con il tempo la sua natura pungente ne provoca l'incremento. Nonostante questa spezia non sia originaria dell'India, è molto apprezzata e occupa un posto importante nella tradizione culinaria di questo paese. Se mangiato nella stagione calda, il peperoncino svolge un'azione diaforetica, contribuendo a mantenere fresco il corpo ma il consumo abituale di questa sostanza finisce per surriscaldare l'organismo. Gli abitanti dei villaggi applicano la polvere di peperoncino sui morsi dei cani e di altri animali, in quanto le attribuiscono il potere di uccidere gli agenti patogeni, fra cui il virus della rabbia. La polvere di peperoncino viene anche assunta per via interna come rimedio d'emergenza nei casi di diarrea acuta, di colera, di emorragia intestinale e uterina; tuttavia il ripetuto ricorso a questa sostanza per questo scopo è destinato ad aggravare lo stato della malattia.
giovedì 21 gennaio 2016
Shatavari (Asparagus racemosus)
Un'altra specie di asparago, l'Asparagus adscendens possiede molte delle proprietà toniche di shatavari ma non esercita la stessa azione benefica a favore degli organi femminili.
martedì 19 gennaio 2016
Pippali - Pepe lungo
In forma essiccata pippali (Piper longum) è pungente, caldo, ha sapore postdigestivo dolce (Madhura Vipaka) ed ha la proprietà di abbassare il livello di vata e kapha; assunto fresco, invece, favorisce l'aumento di kapha. Essendo untuoso, anzichè essiccare i tessuti, come il pepe nero (Piper nigrum), svolge un'azione virilizzante e di ringiovanimento dell'organismo. Pippali trova impiego come rimedio contro la tosse e l'asma, come afrodisiaco e come ingrediente nelle diete ingrassanti. Di norma viene somministrato insieme al latte, la ghee, allo zucchero e al miele per scopi nutritivi, e imbevuto di acqua salata per ripristinare il fuoco digestivo.
Secondo Charaka, la radice di questa pianta rappresenta un digestivo impareggiabile ed è anche in grado di alleviare il gonfiore addominale.
In genere si consiglia di consumare il frutto di pippali in quantità gradualmente crescenti, per permettere all'organismo di abituarvisi; un metodo consiste nel mangiare la pasta di tre pippali il primo giorno, di sei il giorno successivo e così via, aumentando la dose di tre unità alla volta, fino a raggiungere la quota giornaliera di trenta pippali. Poi, nei dieci giorni successivi, il dosaggio va progressivamente diminuito di tre unità. Questa terapia è stata adottata fin dall'antichità per curare l'anemia, le malattie reumatiche , la tosse, l'asma, l'inappetenza, le emorroidi, la consunzione e altre affezioni di origine vata e kapha. Il frutto di pippali, ridotto in pasta e lasciato riposare nel suo succo per otto giorni e poi fatto essiccare, viene prescritto in casi di indigestione, disturbi respiratori, diarrea, ingrossamento del fegato o della milza.
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