sabato 16 luglio 2016

Hibiscus rosa - sinensis = Japa


Il nome in sanscrito di questa pianta ne indica l'impiego nel rito religioso. I fiori dell'ibisco sono astringenti, dolci, freddi e hanno sapore postdigestivo dolce (madhura vipaka).; favoriscono l'abbassamento di pitta e kapha, senza aggravare vata. I fiori, sacri a Ganesha, il dio che rimuove gli ostacoli, ed anche alla Dea Madre, hanno la proprietà di sottrarre calore corporeo, ad esempio in presenza di febbre, e di ridurre le emorragie, soprattutto in caso di menorragia. L'infuso di fiori di ibisco permette di sopportare meglio il caldo estivo, raffredda l'apparato genito-urinario, purifica il sangue e raffredda la mente; un'azione analoga a questa esercita l'olio ricavato dai fiori che, applicato sulla testa, ha anche la proprietà di rafforzare i capelli. L'infuso caldo dei fiori o della radice dell'ibisco è un efficace rimedio contro la tosse mentre sembra che i fiori freschi della pianta abbiano proprietà afrodisiache. 
Oltre all'Hibiscus rosa-sinensis, crescono in India una dozzina di altre specie di ibisco.




sabato 11 giugno 2016

2 Parole 2 su di me

Maria Francesca Boria, laureata in Scienze Politiche ad indirizzo Politico-Internazionale, con tesi: Alimentazione e Sviluppo Sostenibile: economie e culture differenti a confronto, ha iniziato a conoscere il mondo orientale nel 1995. Nel 2000 effettua 2 viaggi in India che continuano a ripetersi quasi annualmente fino al 2011. Nel 2007 durante un trekking in Himalaya, sulle montagne del Kangchenjunga, inzia quasi per gioco a massaggiare i compagni di viaggio, massaggi che vengono molto graditi e che divertono la stessa M.Francesca. 
Nel 2008 frequenta un corso di reflessologia plantare, cui seguono corsi di massaggio base, di massaggio orientale, di reiki, di massaggio ayurvedico e di diagnosi del polso secondo la medicina ayurvedica (2011). Approfondisce anche la conoscenza del Pranic Healing, continuando i suoi studi sulla scienza ayurvedica e mettendoli in pratica. 
Nel 2013 si specializza in massaggio Keraliano con uso di Pindasweda e nel 2015 consegue il Master per Operatore di Ayurveda Tradizionale presso la scuola Atharva Veda, Ayurveda Institute and School of Ayurveda Massage, oltre al conseguimento del titolo di operatore per Hot Stone Massage e per massaggio alle gestanti (Garbhayangam) Durante i suoi viaggi in India ha occasione di conoscere più da vicino il massaggio ayurvedico dell’India del Sud.

lunedì 7 marzo 2016

giovedì 4 febbraio 2016

Vivere bene

Quella presente è l'unica vita che ciascuno di noi, in quanto tale, può vivere, perciò abbiamo il dovere, verso noi stessi e verso il mondo, di fare il possibile per viverla bene.
I quattro fini vedici della vita possono essere così riassunti: giusto sostentamento, ricerca della ricchezza, godimento del desiderio, realizzazione della natura transitoria dell'esistenza. Charaka li sintetizza in tre obiettivi: l'obiettivo della vita, il perseguimento della ricchezza e l'obiettivo della vita dopo la morte. Il più importante di questi tre fini è il primo, che implica la ricerca della salute, perché senza la salute non possiamo godere della vita né raggiungere i traguardi che ci prefiggiamo. Poiché è impossibile godere di buona salute se non si hanno validi rapporti umani, se non si possiede di un certo benessere economico, se non si è soddisfatti e sufficientemente distaccati dal mondo, è necessario prestare attenzione sia alle proprie condizioni psicofisiche sia, più in generale, alle proprie scelte di vita. 
Nell'ottica ayurvedica, la salute del corpo rappresenta l'obiettivo sommo che ciascun individuo deve cercare di raggiungere. Scrive Charaka :

Pertanto, l'uomo intelligente dovrebbe fare ogni possibile sforzo per conseguire il  benessere del corpo. Poiché gli esseri umani sono incarnati nel corpo, esso è il vero fondamento del benessere della persona. E' dovere di ciascuno prendersi cura del proprio corpo trascurando ogni altra cosa, perché in mancanza del corpo viene meno tutto ciò che caratterizza gli esseri incarnati. 


Quella di Charaka non è una professione di ateismo epicureo: l'Ayurveda proclama a chiare lettere il primato dello spirito ma per sopravvivere nella realtà mondana bisogna essere pratici.Oltre a preoccuparsi della salute, il capofamiglia dovrà cercare di conseguire un certo benessere economico. Afferma Charaka: Non esiste certamente sventura più grande di quella di un uomo longevo, la cui vita è priva di quegli annessi e connessi che la rendono degna di essere vissuta. 
Grazie alla salute e alla ricchezza è possibile, in rapporto ai propri giusti mezzi di sostentamento, vivere una vita lunga e dignitosa, nel corso della quale, osservando opportune pratiche spirituali, ci si può preparare tranquillamente alla vita nell'aldilà.
L'Ayurveda prevede tre stadi nella conquista della salute: 
1) lo svolgimento di attività quotidiane e stagionali per prevenire l'insorgenza delle malattie
2) l'adozione di terapie purificatrici per combatterle
3) l'osservanza di una pratica di rinnovamento e rivitalizzazione dell'organismo per migliorare lo stato di salute e la qualità della vita. 

La medicina preventiva ayurvedica si chiama svasthavtta, che significa "assunzione di buone abitudini", e si basa sul principio fondamentale di evitare ogni eccesso. E' possibile vivere in armonia ed in buona salute soltanto godendo di ogni cosa nella misura giusta e al momento giusto.



lunedì 25 gennaio 2016

Alloro (Laurus nobilis)

La versione indiana di questa pianta è il Cinnamomum tamala, una parente stretta del cinnamomo; è pungente, dolce, calda e ha sapore postdigestivo pungente. Induce una diminuzione di vata  e kapha mentre accresce pitta. Questa spezia viene somministrata mescolata alla cannella ed al cardamomo per curare la congestione respiratoria. In alcuni casi, la corteccia della pianta viene utilizzata come adulterante della cannella.
L’Alloro stimola la digestione (Agni) se mescolato, durante la cottura, con il cibo o, se viene servito come tisana, soprattutto alla fine dei pasti. L’Alloro, inoltre, per le sue qualità (guna), oltre ad avere un’azione aperitiva e digestiva, ha anche un’azione espettorante, antireumatica, sudorifera.
Nel passato era molto impiegato l‘olio di alloro che si prepara con le bacche di alloro colte a maturazione, seccate e tritate. 

sabato 23 gennaio 2016

Amalaki - Haritaki - Bibhitaki

Amalaki (Emblica officinalis):

Questa pianta, comunemente nota come emblica, è caratterizzata da cinque o sei sapori (è priva del gusto salato), il principale dei quali è quello acido; ciò nonostante ha virya fredda e, come haritaki e bibhitaki, ha madhura vipaka (sapore dolce nella fase postdigestiva). Amalaki ha la proprietà di calmare i dosha, in particolare pitta. Usata come balsamo o olio capillare, ritarda la caduta dei capelli e la canizie, e assunta sotto forma di marmellata medicinale, trova impiego nella cura dei disturbi respiratori ed esercita un'azione ringiovanente. Ha proprietà adattogene, antinvecchiamento, antidiabetiche, antinfiammatorie, antitussive, anticarcinogeniche, ipocolesterolemizzanti e epatoprotettrici. Un solo frutto di questa pianta contiene vitamina C in quantità pari a quella di ventiquattro arance e in una forma termostabile che non risente della lavorazione. Anche il fiore, la corteccia, la radice e i semi di Amalaki hanno proprietà terapeutiche.
L'emblica è anche il costituente principale di un tonico indiano, il Chyawanprash, utilizzato dalla medicina ayurvedica per ridurre i livelli di glicemia post-prandiale e quelli di colesterolo LDL. 

Haritaki (Terminalia chebula):

Come Amalaki. Haritaki ha cinque sapori (è priva del gusto salato), il principale dei quali è quello astringente ma, a differenza della pianta sopra descritta, ha virya (potenza) calda. Anche Haritaki calma i tre dosha , in particolare vata, benché un suo uso prolungato rischi di provocare un aggravamento di questo dosha. Haritaki elimina l'accumulo di tossine dai tessuti, soprattutto da quelli dell'apparato digerente e ringiovanente l'organismo, in particolare il colon e i polmoni. 

Bibhitaki (Terminalia belerica): 
Caratterizzata principalmente dal sapore astringente (con tre sottogusti), questa pianta ha virya calda. Anch'essa calma i tre dosha, in particolare kapha. Il frutto acerbo di bibhitaki ha proprietà lassative mentre il frutto maturo fatto seccare è un efficace antidiarroico. Inoltre rappresenta un utile rimedio contro le emorroidi, le malattie della pelle, malattie degli mocchi, asma bronchiale, costipazione. Espettorante ed antinfiammatorio.

Queste tre piante insieme sono alla base della Triphala ("tre frutti"), una miscela fitoterapica che viene consigliata per diversi tipi di malattie. Ha proprietà antitumorali, antidiabetiche e detossificanti. La Triphala è uno dei rimedi ayurvedici più antichi e comuni; la sinergia tra queste tre potenti piante fornisce un rimedio armonioso di infinito valore per mille disturbi umani. Fra le altre cose la Triphala rafforza lo stomaco ed il tratto intestinale, rafforza il sistema immunitario, protegge i tessuti e gli organi, rafforza cervello, cuore, nervi e fegato, migliora l'appetito, riduce il fuoco interiore ed acquieta la sete, neutralizza le tossine ed è un superbo tonico ringiovanente.